Disfunzione erettile: perché succede e cosa fare quando l’erezione non arriva o non si mantiene

«Possiamo avere un’erezione, per favore? Che diavolo sta succedendo laggiù?»  Woody Allen, Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere), 1972.

L’erezione è sempre stata investita di significati così importanti per l’uomo da renderla un vero e proprio sinonimo di virilità, tanto che la sua compromissione, uno dei problemi più riportati ai sessuologi, provoca ansie e preoccupazioni spesso maggiori di quelle legate ad altre problematiche sessuali.

Può capitare che l’erezione non arrivi, che sia meno intensa del solito o che si perda durante un rapporto sessuale. Quando succede, soprattutto se inaspettatamente, è facile preoccuparsi: Perché mi sta succedendo? C’è qualcosa che non va? E se succedesse di nuovo?

Proprio quest’ultima domanda può diventare parte del problema.

Un singolo episodio di difficoltà erettile, infatti, non significa necessariamente avere una disfunzione erettile. L’erezione non è un meccanismo che possiamo accendere a comando come un interruttore. E’, al contrario, una risposta complessa, che coinvolge il nostro corpo a più livelli. E che è influenzata da tanti fattori: dalla salute fisica, dal livello di eccitazione, dallo stress, dalle emozioni, dal contesto in cui ci troviamo e da ciò che sta accadendo nella nostra mente in quel momento.


Che cos’è la disfunzione erettile?

Con disfunzione erettile si indica una difficoltà persistente o ricorrente nell’ottenere o mantenere un’erezione sufficiente per un’attività sessuale soddisfacente.

Questo significa che perdere occasionalmente l’erezione durante un rapporto non equivale automaticamente ad avere una disfunzione erettile.

Stanchezza, stress, consumo di alcol, un periodo emotivamente impegnativo, una situazione sessuale nuova o semplicemente una serata in cui il corpo risponde diversamente dal previsto possono modificare temporaneamente la risposta sessuale.

Il problema può iniziare quando questi episodi diventano frequenti oppure provocano un disagio significativo.

A volte, inoltre, dopo il primo episodio nasce la paura che possa ripetersi. Da quel momento l’attenzione può spostarsi progressivamente dalle sensazioni piacevoli a una sorta di controllo continuo dell’erezione: È abbastanza dura? La sto perdendo? Riuscirò a mantenerla?

Ed è proprio questo meccanismo che, in alcune persone, contribuisce a mantenere la difficoltà.


Perché l’erezione non arriva o non si mantiene?

L’erezione è il risultato dell’interazione tra sistema nervoso, circolazione sanguigna, ormoni, stimolazione sessuale, emozioni e pensieri.

Per questo motivo raramente è utile ragionare semplicemente in termini binari di problema “fisico oppure psicologico”.

Molto più spesso diversi fattori possono sovrapporsi e influenzarsi reciprocamente.

Cause fisiche e fattori di salute

Alcune condizioni fisiche possono interferire con i meccanismi necessari per ottenere o mantenere un’erezione.

Tra i fattori che possono essere associati a difficoltà erettili troviamo, per esempio, patologie cardiovascolari, ipertensione, diabete, alterazioni neurologiche o ormonali e alcune condizioni urologiche.

Anche alcuni farmaci possono influenzare la risposta sessuale.

Fumo, consumo eccessivo di alcol, uso di sostanze, sedentarietà e altri fattori legati allo stile di vita possono avere un ruolo rilevante.

Per questo, soprattutto quando il problema compare frequentemente, persiste nel tempo o insorge senza una spiegazione evidente, una valutazione medica è importante.

La difficoltà erettile non dovrebbe essere considerata esclusivamente un problema sessuale: in alcuni casi può rappresentare anche un segnale che merita un approfondimento dello stato generale di salute.

Fattori psicologici e relazionali

Anche ciò che accade nella mente e nella relazione può modificare profondamente la risposta erettile.

Stress lavorativo, preoccupazioni, stanchezza, ansia, umore depresso, difficoltà relazionali o un momento di particolare vulnerabilità possono ridurre la disponibilità mentale all’eccitazione.

A volte la difficoltà compare soprattutto in situazioni specifiche: con un nuovo partner, dopo un periodo senza rapporti, durante i primi incontri sessuali o quando si sente una forte pressione a “fare bella figura”.

In questi casi non significa che il problema sia immaginario.

La risposta sessuale è anche una risposta del sistema nervoso: ciò che pensiamo, proviamo e anticipiamo può avere effetti molto concreti sul corpo.

Ansia da prestazione: quando controllare l’erezione la rende più difficile

Uno dei meccanismi più frequenti che si verificano è quello dell’ansia da prestazione sessuale, che può nascere da idee sbagliate tipo: «Devo aver voglia ed eccitarmi subito», «Non devo dimostrare incertezze», «Non devo mai perdere l’erezione durante il rapporto»

Immaginiamo invece che durante un rapporto l’erezione si perda. La volta successiva può comparire un pensiero: E se succedesse ancora?

Da quel momento una parte dell’attenzione non è più rivolta alle sensazioni, all’eccitazione o all’altra persona, ma al funzionamento del proprio corpo. E’ il fenomeno che viene chiamato "spectatoring", ovvero l’osservare la propria “prestazione” come fossimo un giudice esterno distraendosi così dall’esperienza di eccitamento interno (immagini sessuali, fantasie ed emozioni).

In poche parole si inizia a “controllare” l’erezione. 

Il rapporto può trasformarsi progressivamente da esperienza erotica a una sorta di test da superare.

Più aumenta il controllo, più cresce l’attivazione ansiosa; più aumenta l’ansia, più può diventare difficile mantenere l’eccitazione e l’erezione. Se l’erezione diminuisce, questo sembra confermare la paura iniziale.

Si crea così un circolo:

difficoltà erettile → paura che ricapiti → controllo dell’erezione → aumento dell’ansia → maggiore difficoltà erettile.

In queste situazioni cercare di “sforzarsi” di avere un’erezione spesso produce l’effetto opposto.


“Da solo funziona, con il partner no”: cosa significa?

È una situazione piuttosto comune: durante la masturbazione l’erezione è presente e soddisfacente, mentre nei rapporti con un partner compare una difficoltà.

Oppure sono presenti erezioni spontanee, per esempio al risveglio mattutino, ma durante l’attività sessuale condivisa l’erezione si perde.

Queste informazioni sono un ottimo indicatore per rassicurarsi sul funzionamento organico del proprio organo genitale. Inoltre, possono essere utili durante la valutazione, perché suggeriscono che la risposta erettile varia in funzione del contesto.

Tuttavia, non permettono da sole di concludere che la causa sia necessariamente solo psicologica.

La sessualità individuale e quella condivisa sono esperienze differenti.

Durante la masturbazione, per esempio, possiamo scegliere liberamente ritmo, tipo di stimolazione e fantasie, senza preoccuparci delle reazioni di un’altra persona. In un rapporto possono invece entrare in gioco aspettative, emozioni, comunicazione, paura del giudizio e attenzione alla soddisfazione del partner.

La domanda utile, quindi, non è soltanto “L’erezione funziona oppure no?”, ma anche “In quali situazioni funziona diversamente?”


Perdere l’erezione durante il rapporto non significa non provare desiderio

Quando una difficoltà erettile avviene all’interno di una relazione, può essere interpretata in modo molto personale.

Il partner potrebbe pensare: Non gli piaccio più, non mi trova attraente, non mi desidera, non è eccitato da me.

Chi vive la difficoltà, a sua volta, legge questa situazione con ansia e preoccupazione perchè la percepisce come “anormale” e segno di una sua minore adeguatezza o virilità, e può sentirsi obbligato a dimostrare il contrario attraverso il proprio corpo.

Ma desiderio, eccitazione soggettiva ed erezione non sono sinonimi.

Una persona può provare desiderio e attrazione e, allo stesso tempo, avere una risposta erettile meno intensa o perderla durante il rapporto.

Allo stesso modo, la presenza di un’erezione non rappresenta automaticamente una misura del desiderio.

Interpretare l’erezione come una “prova” dell’attrazione rischia quindi di aumentare la pressione su entrambi e alimentare ulteriormente il problema.


Smontiamo qualche stereotipo

1) L’erezione è un processo meccanico e può essere attivata come un interruttore. FALSO.

→  L’erezione è un processo complesso che integra una serie sequenziale e coordinata di eventi diversi all’interno del corpo dell’uomo (neurologici, vascolari, ormonali, psicologici), quindi è errato pensare che sia una una risposta automatica, immediata o attivabile a comando.

2) Una volta ottenuta, l’erezione deve mantenersi invariata fino alla fine del rapporto sessuale. FALSO.

→ L’erezione è un fenomeno dinamico: durante l’attività sessuale è normale che la rigidità del pene vari e che l’erezione possa diminuire, scomparire e successivamente ripresentarsi.

3) L’erezione è svincolata da ogni aspetto emotivo e cognitivo. FALSO.

→  Pensieri, emozioni e stato psicologico influenzano la risposta erettile. Ansia, stress, preoccupazioni e paura di non soddisfare il partner possono interferire con l’erezione, anche in presenza di desiderio ed eccitazione sessuale.

4)  Appena ci si avvicina al partner, anche solo per dei baci, il pene deve essere in erezione. FALSO.

→ L’erezione dipende da diversi fattori, tra cui la stimolazione ricevuta (fisica e mentale), il livello di eccitazione e il contesto. Non è necessariamente immediata e la sua assenza non indica automaticamente una mancanza di desiderio o attrazione.


Cosa fare quando si hanno difficoltà di erezione?

Quando la difficoltà è occasionale, la prima cosa utile può essere evitare di attribuirle immediatamente un significato patologico.

Un episodio non definisce il funzionamento sessuale di una persona.

Se invece il problema si ripete, persiste o genera preoccupazione, può essere utile affrontarlo su più livelli.

Una valutazione medica permette di indagare eventuali condizioni organiche, fattori di rischio, farmaci o altri elementi che potrebbero interferire con la risposta erettile. Ricordiamo che questo non significa che una difficoltà di erezione indichi necessariamente la presenza di una malattia o di un disturbo fisico. Ma è uno dei motivi per cui una difficoltà persistente non dovrebbe essere semplicemente ignorata o attribuita automaticamente all’ansia.

Una consulenza sessuologica, invece, può aiutare a esplorare ciò che accade durante l’esperienza sessuale: pensieri, aspettative, ansia, modalità di stimolazione, dinamiche relazionali e significati attribuiti alla difficoltà.

Le due valutazioni non sono necessariamente alternative.

Al contrario, proprio perché la sessualità coinvolge contemporaneamente corpo, mente e relazione, in molti casi un approccio integrato è quello più utile.


Quando rivolgersi a un professionista?

Può essere utile chiedere una valutazione quando la difficoltà:

  • si presenta frequentemente o persiste nel tempo;

  • provoca ansia o disagio significativo;

  • porta a evitare rapporti o situazioni intime;

  • influenza negativamente la relazione;

  • compare insieme ad altri sintomi o in presenza di condizioni mediche e fattori di rischio;

  • porta a vivere ogni rapporto come una verifica del proprio funzionamento.

Chiedere aiuto non significa necessariamente avere una patologia. A volte significa semplicemente interrompere un meccanismo che, più viene osservato e temuto, più tende a consolidarsi.


Uscire dalla logica della prestazione

Quando l’erezione diventa il centro dell’esperienza sessuale offuscando tutto il resto, può succedere qualcosa di paradossale: nel tentativo di far funzionare meglio il corpo, si perde progressivamente il contatto con ciò che favorisce l’eccitazione e quindi anche l’erezione.

Il piacere lascia spazio al controllo.

Le sensazioni vengono sostituite dalla domanda “Sto funzionando?”.

E la sessualità rischia di trasformarsi in una prestazione da valutare.

L’obiettivo di un percorso sessuologico, quindi, non è semplicemente riuscire ad “avere un’erezione”.

È comprendere cosa interferisce con la risposta sessuale e creare le condizioni perché l’attenzione possa tornare al piacere, alle sensazioni, alla comunicazione e all’esperienza erotica nel suo insieme.

Se desideri approfondire una difficoltà legata alla disfunzione erettile, alla relazione o alla tua sessualità, puoi prenotare una prima consulenza.

Dott.ssa Elena Ravasini – Medico e Sessuologa

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