Ansia da prestazione sessuale: quando la paura di “fare bene” interferisce con il piacere

"Spesso la paura stessa di non riuscire a compiere l'atto d'amore toglie le forze e spegne il vigore, proprio nel momento in cui il desiderio è più acceso. La mente si fa custode del corpo e finisce per paralizzarlo."    Ovidio


“E se questa volta non ci riesco?”

“E se perdo l’erezione?”

“E se il mio partner rimane deluso?”

“E se non raggiungo l’orgasmo?”             

A volte la sessualità può trasformarsi, quasi senza accorgersene, in una prestazione da dimostrare invece che in un’esperienza da vivere. L’ansia da prestazione sessuale nasce spesso proprio da qui: dalla paura di non essere all’altezza, di non riuscire a “funzionare” come si dovrebbe o di non soddisfare le aspettative proprie o del partner.

Il paradosso è che più cerchiamo di controllare ciò che succede durante un rapporto, più può diventare difficile lasciarsi andare.

L’ansia può infatti interferire con l’eccitazione, l’erezione, l’orgasmo, l’eiaculazione e, più in generale, con la possibilità di vivere il sesso con spontaneità e piacere. E può instaurarsi un circolo vizioso: una difficoltà occasionale genera preoccupazione; la preoccupazione aumenta il controllo e la tensione; la maggiore tensione rende più probabile che la difficoltà si ripresenti.

Ma avere una difficoltà sessuale, anche più di una volta, non significa necessariamente avere un disturbo sessuale.

Capire cosa sta succedendo è il primo passo per uscire da questo meccanismo.


Che cos’è l’ansia da prestazione sessuale?

Con il termine ansia da prestazione sessuale si descrive uno stato di preoccupazione, tensione o paura legato alla propria capacità di vivere “bene” un rapporto sessuale.

Può comparire prima dell’intimità, per esempio già al pensiero che potrebbe esserci un rapporto, oppure durante il rapporto stesso.

I pensieri possono riguardare il proprio corpo, le proprie reazioni sessuali o il piacere del partner:

  • “E se non mi eccito?”

  • “E se perdo l’erezione?”

  • “E se raggiungo l’orgasmo troppo presto?”

  • “E se non riesco a raggiungerlo?”

  • “E se il mio partner non è soddisfatto?”

  • “E se succede di nuovo come l’altra volta?”

Non è necessario che questi pensieri siano sempre consapevoli. A volte l’ansia si manifesta soprattutto attraverso una sensazione di tensione, la difficoltà a concentrarsi sulle proprie sensazioni o la sensazione di essere continuamente “in osservazione” mentre si fa sesso.


Perché l’ansia può interferire con la risposta sessuale?

Per vivere la sessualità abbiamo bisogno, almeno in parte, di poter prestare attenzione a ciò che sentiamo: le sensazioni del corpo, l’eccitazione, il contatto con il partner, il piacere.

L’ansia tende invece a spostare l’attenzione dall’esperienza che stiamo vivendo al controllo della stessa.

“Come sto andando?”

“Il mio corpo sta rispondendo?”

“L’erezione è abbastanza forte?”

“Quanto manca all’orgasmo?”

“Il mio partner si sta divertendo?”

La persona smette progressivamente di vivere l’esperienza e inizia a valutarla.

Questo può essere particolarmente evidente nell’erezione. Dopo aver sperimentato una perdita dell’erezione, per esempio, si può iniziare a controllare continuamente che l’erezione sia presente e sufficientemente stabile. Ma proprio questo monitoraggio può aumentare la tensione e rendere più difficile mantenere l’eccitazione.

Se poi la difficoltà si verifica nuovamente, il pensiero può diventare:

“Lo sapevo. Succede sempre.”

La volta successiva l’ansia potrebbe quindi comparire ancora prima che inizi il rapporto.


Il circolo vizioso dell’ansia da prestazione

Spesso il meccanismo può essere rappresentato così:

difficoltà sessuale → paura che si ripeta → maggiore controllo → maggiore tensione → nuova difficoltà → conferma della paura

È importante sottolineare che questo circolo può iniziare anche da un episodio del tutto occasionale.

Una notte particolarmente stancante, l’alcol, lo stress, una nuova relazione o semplicemente una giornata difficile possono essere sufficienti perché una persona sperimenti una difficoltà sessuale.

Il problema può nascere quando quell’episodio viene interpretato come qualcosa di cui avere paura. Da quel momento il rapporto successivo non viene più vissuto soltanto come un momento di intimità, ma anche come una verifica:

“Vediamo se questa volta funziona.”

Ed è proprio questa pressione che può alimentare ulteriormente l’ansia.


L’ansia da prestazione riguarda solo gli uomini?

Assolutamente no.

Sebbene venga spesso associata alla difficoltà di erezione, l’ansia da prestazione può riguardare persone di qualsiasi genere e può coinvolgere diversi aspetti della sessualità.

Può manifestarsi, per esempio, attraverso:

  • difficoltà a raggiungere o mantenere l’eccitazione, carenza di lubrificazione che contribuiscono a rendere l’eventuale penetrazione dolorosa;

  • difficoltà a raggiungere l’orgasmo;

  • eiaculazione precoce o difficoltà a controllare l’eiaculazione;

  • difficoltà a lasciarsi andare durante il rapporto;

  • preoccupazione eccessiva per il proprio corpo;

  • paura di non soddisfare il partner;

  • diminuzione del desiderio sessuale (puoi approfondire questo tema nell’articolo dedicato);

  • evitamento dell’intimità.

Anche l’idea di dover raggiungere necessariamente un determinato risultato può diventare fonte di pressione: avere un orgasmo, mantenere l’erezione, raggiungere la penetrazione, durare “abbastanza”.

Ma non esiste una modalità corretta e universale di vivere un rapporto sessuale, la sessualità è infatti qualcosa di personale, soggettivo.


Il sesso non è un esame

Uno dei passaggi più importanti nel lavoro sull’ansia da prestazione consiste proprio nel mettere in discussione l’idea di “prestazione sessuale”.

Un rapporto non deve necessariamente concludersi con la penetrazione, l’orgasmo o l’eiaculazione per essere un’esperienza sessuale soddisfacente.

L’eccitazione può aumentare e diminuire.

L’erezione può comparire e poi ridursi.

L’orgasmo può non arrivare.

Si può cambiare attività, fermarsi, ricominciare, ridere, parlare o semplicemente stare vicini.

La sessualità non è lineare e non dovrebbe essere valutata come una performance.

Quando invece ogni cambiamento viene interpretato come un segnale di “fallimento”, può diventare sempre più difficile ascoltare il proprio corpo e lasciarsi coinvolgere dall’esperienza.


Da dove nasce l’ansia da prestazione?

Non esiste una causa unica.

A volte tutto comincia dopo una precedente esperienza sessuale negativa: una perdita dell’erezione, un orgasmo mancato, un rapporto doloroso o un’eiaculazione avvenuta prima di quanto desiderato.

In altri casi, l’ansia può essere collegata a una combinazione di fattori personali, relazionali e culturali.

Possono contribuire, per esempio:

  • insicurezza rispetto al proprio corpo;

  • bassa autostima;

  • paura del giudizio;

  • esperienze sessuali precedenti negative;

  • aspettative sessuali molto elevate;

  • difficoltà nella comunicazione con il partner;

  • stress e stanchezza;

  • cambiamenti importanti nella propria vita o nella relazione;

  • confronto con rappresentazioni irrealistiche della sessualità.

Anche la pornografia, i social e le conversazioni con amici possono contribuire a fornire modelli di confronto poco realistici e a creare aspettative errate rispetto al corpo, alla durata dei rapporti e alle modalità con cui dovrebbero avvenire. Ricordiamoci che la pornografia è intrattenimento e il più delle volte non rappresenta realisticamente i rapporti sessuali.


Come si può uscire dal circolo dell’ansia?

Il primo passo non è cercare di controllare meglio la propria risposta sessuale, ma spesso fare esattamente il contrario: ridurre il controllo e la pressione sulla prestazione.

Può essere utile imparare a riconoscere i pensieri ansiosi e riportare gradualmente l’attenzione dal risultato alle sensazioni, al piacere e alla relazione.

Anche la comunicazione con il partner può avere un ruolo importante. Poter dire “sono un po’ in ansia”, senza sentirsi giudicati, può essere molto diverso dal cercare di nascondere continuamente la propria difficoltà.

In alcuni casi può essere utile anche modificare temporaneamente il modo in cui si vive l’intimità, togliendo l’obiettivo di raggiungere necessariamente l’orgasmo, mantenere l’erezione o arrivare alla penetrazione.

Questo permette di interrompere la logica della “verifica” e di recuperare gradualmente una sessualità più spontanea.


Quando è utile chiedere aiuto?

Non è necessario aspettare che l’ansia diventi molto intensa.

Può essere utile parlarne con un professionista quando:

  • la paura di avere una difficoltà sessuale occupa molto spazio nei pensieri;

  • si controllano continuamente le proprie reazioni durante il rapporto;

  • si evitano occasioni di intimità;

  • una difficoltà occasionale si è trasformata in una preoccupazione costante;

  • la situazione sta creando tensioni nella coppia;

  • la difficoltà sessuale persiste nel tempo.

È inoltre importante non attribuire automaticamente ogni difficoltà all’ansia.

Erezione, desiderio, orgasmo, eiaculazione ed eccitazione possono essere influenzati anche da fattori medici, farmacologici, ormonali o relazionali. Per questo è importante valutare la situazione nel suo insieme.


Ritrovare una sessualità senza dover dimostrare nulla

L’ansia da prestazione può farci dimenticare una cosa fondamentale: il sesso non è un esame e il partner non è un giudice.

Non devi dimostrare di essere abbastanza bravo, abbastanza desiderabile o abbastanza capace.

La sessualità può essere uno spazio di piacere, curiosità, comunicazione e connessione, senza la necessità di raggiungere sempre un determinato risultato.

Se senti che l’ansia sta condizionando la tua vita sessuale o la tua relazione, parlarne con un professionista può aiutarti a comprendere da dove nasce questo meccanismo e a trovare un modo diverso di vivere l’intimità.

Se vuoi affrontare questo tema insieme, puoi prenotare una consulenza sessuologica.

Dott.ssa Elena Ravasini – Medico e Sessuologa

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